Qualche Consiglio su Tecnologia, Aero-Mode e Tutela della Creatività

Facevo ieri una considerazione. La generazione che rappresento (sono nato nel 1975) è certamente quella che maggiormente ha assorbito un modello ibrido di trasmissione dell’informazione, che da un lato si caratterizzava per la fortissima componente televisiva, e dall’altro, tramite la forte unità e coerenza di un servizio pubblico degno di questo nome (la RAI degli anni Ottanta),  si manteneva lungo i binari di un ambiente culturale non ancora inquinato dai disastri della globalizzazione.

Insomma: siamo stati i primi ad essere fortemente orientati all’immagine (Video Killed the Radio Star fu, guarda un po’, un successo discografico che segnò il passaggio al nuovo decennio), nonché alla tecnologia (si pensi alla prima diffusione dei personal computer), ma nel contempo abbiamo mantenuto un fortissimo legame con la civiltà del sapere analogico, dei libri cartacei, della scrittura con matita e quaderno, e via discorrendo…

Faccio questo preambolo perché lo trovo direttamente connesso e propedeutico a quanto sto per dire, che suona circa così: Abbiamo vissuto per anni senza smartphone, eppure comunicavamo senza problemi e forse anche meglio di oggi. Non sarebbe il caso di ridimensionare la presenza di questi dispositivi, che spesso sembrano costringerci a una iper-connessione rispetto a informazioni spesso di scarsa utilità?

Il mito del vuoto e del tedio (aureo)

Direte voi, piuttosto ragionevolmente, che se la tecnologia sembra essere una variabile abbastanza irrinunciabile (e sono d’accordo), di contro è anche vero che un uso intelligente della medesima (e a maggior ragione sono d’accordo anche su questo) può fare la differenza.

Tutto molto giusto e, appunto, ragionevole. Ma in che senso e in che direzione può essere implementata questa gestione intelligente della tecnologia? Per quel che mi riguarda, questi dispositivi — intendiamoci, assieme a molte altre “cose della modernità” — lasciati come sono hanno un effetto nefasto perché mi impediscono di essere creativo, cioè occupano il mio tempo e mi costringono a forme di attenzione che non si traducono in produttività creativa.

Da questo punto di vista sono perfettamente d’accordo con Austin Kleon quando afferma che uno dei modi migliori per sviluppare la creatività personale è annoiarsi. Lo dicevano anche in un recente servizio su Forte dei Marmi, luogo storicamente frequentato da artisti italiani che andavano lì non per fare una generica villeggiatura, ma per incontrare propri simili ed esercitare insieme la banalissima arte del tedio condiviso, delle azioni ripetitive, delle abitudini in grado di ritagliarsi uno spazio vuoto.

Ma come possiamo ritagliarci questo spazio se la nostra connessione con un mondo che ci interpella per decine e decine di idiozie è continua e incondizionata?

Il sistema integrato

Il mio smartphone principale è un Lumia 540 con sistema operativo Windows Phone 10. Il sistema supporta due SIM. La prima è un numero di connessione con i miei contatti più intimi, del tutto sconosciuto ai miei contatti professionali. La seconda è relativa al solo servizio di connessione web, che mi permette di usare questo dispositivo come mini computer portatile per i miei social network slegati dal contesto telefonico.

Ovviamente ho anche un “telefono di lavoro” (ma non solo), che nel mio caso è un Wiko Sunny con recente versione di Android. Pur essendo anche questo un dual SIM, lo uso con un solo numero pubblico, con un piano tariffario a telefonate illimitate e 3 giga di traffico web. In questo specifico smartphone — e solo in questo — faccio girare le comuni applicazioni di messaggistica istantanea, che di fatto includono tutti gli altri contatti, ivi compresi gli amici (ebbene sì, gli amici sono amici, ma possono essere seccatori alla pari dei colleghi di laovor, pertanto vanno gestiti con la medesima attenzione).

Questo secondo telefono risulta acceso e disponibile solo ed esclusivamente dalle 9.00 alle 21.00 di ogni giorno, con esclusione delle pause per il pranzo e per la cena. Se poi devo svolgere uno specifico lavoro creativo, che sia per qualche committente o che sia per me stesso, vado di aero-mode.

Una delle principali prescrizioni per sviluppare la creatività consiste nella protezione dei momenti scelti per esercitarla. Con questi miei semplici consigli spero di avervi dato qualche ispirazione per spegnere il telefono e concentrarvi sulle cose che più vi interessano.

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