La Chiamo Sindrome da Iper-Connessione

Opinioni, Tecnologia

Se dovessi descrivere in modo sintetico la sensazione che ho del nostro presente “super-tecnologico” (per definizione) non potrei fare a meno di citare questa espressione: sindrome da iper-connessione. Come descriverla? Semplice: la continua sensazione di valere di meno, o di perdersi qualcosa, nell’intervallo in cui si è disconnessi dal web.

Non dico che questa sensazione ci accompagni continuamente. Per esempio, non credo che riguardi le ore notturne (anche se non sono esattamente certo di quanto questo possa valere per tutti). Ma certamente è una sensazione che riguarda la nostra giornata, e che si esprime chiaramente nella percepita “necessità di rete” ormai ampiamente rappresentata da applicazioni quali WhatsApp e Instagram.

La domanda vera, la domanda utile, è però un’altra: questa necessità è una percezione inattendibile o una realtà oggettiva? La questione è piuttosto spinosa. Ogni giorno, è vero, riceviamo decine e decine di inviti, risposte, like e simili che si rivelano piuttosto inutili. Ma in mezzo a questa accozzaglia di dettagli oziosi siamo certi che non si arrivi mai a distillare qualcosa di anche molto, molto utile? Non penso. Questa certezza non c’è, per il semplice fatto che oggi l’era dell’informazione è diventata era dell’iper-informazione, dello spam, del numero esorbitante che diviene metodo di azione da parte della collettività che ci circonda. Un messaggio singolo può rivelarsi utilissimo, e siccome il messaggio di cui parliamo è quasi sempre mediato dalla rete, il gioco è fatto: dobbiamo restare sempre connessi. Non solo: dobbiamo restare sempre più connessi, connessi con forza crescente, dunque, si direbbe, iper-connessi. Non può sfuggirci nulla, e quindi dobbiamo connetterci il più possibile a un nostro concetto di tutto attuale e potenziale.

Morale della favola: bramiamo a una connessione sempre più fitta e capillare. Una connessione che però non è connessione col nostro territorio, ma con una versione “etichettata” di concetti che il territorio globale rappresenta. Eppure noi continuiamo ad essere nel territorio. Non ci siamo trasformati in bit vaganti lungo autostrade informatiche. No, siamo ancora membri della specie sapiens sapiens, che camminano ben piantati su di una superficie governata dalla forza di gravità.

Questo significa che dovremmo disconnetterci? No, penso di no. Questo significa che dobbiamo capire quanto la rete sia solo un mezzo, uno strumento, un tessuto connettivo in grado di mediare altre forme di connessione, che però sono quelle classiche, oggettive, non virtuali.

Pensiamoci…

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