Hermes e la Radice Esoterica della Didattica Esperienziale

Opinioni

ermeteHermes, o Ermete, divinità greca che ha in Mercurio il suo parallelo latino, quest’ultimo condiviso con gli Etruschi da cui discende anche la donna che ho sposato, vanta un gemellaggio illustre con l’antico egizio Thot, che dunque rinsalda quel sottile percorso sotterraneo che unisce tutta quella tradizione che appunto ermetica è stata denominata alla lontanissima alchimia iniziatica dei costruttori delle piramidi.

Ebbene, quello lì, Hermes, o Thot, o Mercurio, o per gli amici Ermete, che a guardarlo sembra un supereroe, non è una figura da poco. Al contrario rappresenta un paradigma tra i più fascinosi.

Deità certamente minore, con quel cappello da portalettere e quelle fumettistiche, minuscole ali alle caviglie, presenti anche nel già citato copricapo come segno distintivo dell’essere messaggero, alla luce della storia che a vario titolo lo ha, come dire, preso come privilegiato ispiratore, egli ha in fondo disegnato una via più radiosamente intrigante di qualsiasi altra: la via — ma dovrei dire il sentiero boschivo, fresco e pervaso da effluvi balsamici — del complotto sotterraneo, del segreto, dell’invisibile che produce il visibile, o più genericamente del fascino che esercitano su tutti noi le situazioni che solo raramente, magari per congiunture del tutto casuali, affiorano fugacemente cadendo nella sfera della percezione.

Ermete è portatore di una vera e propria filosofia d’azione. Curiosamente, la sua collocazione solo apparentemente anti-scientifica in quanto anti-apollinea (sia Pan che Priapo venivano considerati suoi figli), inducendoci a cercare la radice secretata e nascosta di qualsivoglia banale fenomeno ci spinge all’esercizio della più raffinata metodologia sperimentale. Se da un lato Ermete viene raffigurato come un ladro, gentile e scaltramente sinuoso alla pari di un Arsène Lupin del mondo antico, dall’altro sembra suggerire la prassi analitica e riflessiva di un perfetto Sherlock Holmes, riproponendosi di fatto come emblema, se non della scienza vera e propria (certamente più luminosa), almeno della ricerca della conoscenza.

D’altra parte, il dettato scientifico parla (e giustamente) all’umanità tutta; quello ermetico, invece, al singolo individuo. Quelli che potremmo definire iniziati sono idealmente inclusi in un novero che ha in comune solo l’iniziazione, cioè il fatto di aver varcato — a vario titolo e in molti modi — le colonne d’Ercole di almeno uno stadio della conoscenza esoterica. Per il resto, ciascuno di loro è diverso dagli altri. L’ermetismo, in altre parole, germoglia nel singolo in modalità del tutto uniche, che rispettano appieno la naturale unicità e irripetibilità del soggetto. Egli è l’emblema operativo della conoscenza esperienziale. Non per niente, oltre ai poeti e ai commercianti, Hermes proteggeva anche gli sportivi. Da questo punto di vista la sua azione si legava già dall’antichità al corpo, al suo movimento e al suo esercizio.

Ecco dunque che Hermes diventa possibile metafora dell’insegnamento, specie di quello che mette di fronte il singolo maestro al singolo allievo. Si tratta di esplicitare una transazione, un trasferimento, un contratto gnoseologico, che però non si basa sul semplice spostamento di una certa conoscenza tra due soggetti. Al contrario, ciò che si viene a creare è una simbiosi momentanea di carattere alchemico, che trasforma senza snaturare, che sviluppa senza distruggere. Un processo di coaching, diremmo ai giorni nostri: “coach” significa infatti “carrozza”, strumento di traghettamento di un soggetto, veicolo per lo svolgimento di un viaggio. Non per niente Hermes era anche colui che proteggeva i viandanti e i viaggiatori.

Nella sua natura singolare, furtiva e appunto iniziatica, Hermes costituisce a mio avviso una delle più straordinarie metafore dell’applicazione del metodo creativo — direi radicalmente creativo — alle questioni del reale. In questo senso, la sua comprensione strumentale e concreta rappresenta una fonte inesauribile di ispirazioni.

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