Tra Caos Management e Magia

mandalapentaSe chiamo “magia” tutto ciò che mi appare, più che impossibile, difficile, raro, frutto di congiunture complicate da realizzare, ecco che la stessa parola — che pure possiamo usare diffusamente nel linguaggio corrente e distratto — assume un significato sinteticamente concreto.

Facciamo un esempio. Cosa si potrebbe fare avendo a disposizione una cerchia di collaboratori perfettamente in linea con un sistema di valori, di procedure, di priorità, al punto da risultare perfettamente in grado di implementare non contrattualmente delle disposizioni che potrebbero, nella normalità, essere gestite solo attraverso complesse produzioni contrattuali, ammessa e non concessa l’oggettiva possibilità di redigerle? Riflettiamo un attimo. Questa chilometrica perifrasi che ho utilizzato potrebbe essere riassunta da un’espressione ben più corta: controllare il pensiero di un individuo. Una magia, appunto. Una cosa impossibile, che suona peraltro piuttosto incivile. Eppure, nella perifrasi che ho usato, i singoli passaggi sono teoricamente possibili. Difficili forse, rari, ma possibili.

A questa intersezione complicatissima posso dare il sintetico nome di “magia”, appunto, per concentrarmi sulla sua complessa realizzazione. Sappiate però che questa “magia”, che nelle aule di discipline economiche aziendalistiche viene riassunta in una precisa domanda — si può ingegnerizzare la cultura in un’organizzazione? — costituisce una delle chimere più ambite per qualsiasi manager. Stare in un team dove il suo pensiero possa essere seguito da tutti senza bisogno di convincimenti o spiegazioni. Dittatura? Gerarchia spinta? Certo, questi strumenti sono quelli della spicciola e bieca realtà. In un mondo che potesse in qualche misura agevolare la libera circolazione di quelle che potrei chiamare energie magiche, che non hanno nulla di soprannaturale, ma alludono alla semplificazione, alla caduta dei pregiudizi, alla crescita dell’intelligenza, dell’acume, della sensibilità, della capacità di ascolto e della creatività, ebbene, queste sequenze magiche potrebbero rendersi meno impossibili.

Nel caos del presente, il management globale dovrebbe nutrirsi di magia. Di quella magia che ho appena descritto, però, fatta di attenzione e miglioramento. In questo campo magico la (chiamiamola) trasmissione naturale del pensiero sarebbe, se non perfetta, almeno molto più probabile.

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