Focalizzare

Mettere a fuoco qualcosa: idea metaforicamente pregnante.

Mettere a fuoco significa percepire con chiarezza, isolare i dettagli importanti separandoli da quelli insignificanti. La società contemporanea sembra proporre l’esatto contrario, una costellazione di distratti contenuti che, sommati, restituiscono la percezione di realtà imprecise, nebulose, appunto sfocate.

La nostra esistenza è piena di azioni poco importanti, di perdite di tempo, di complesse procedure organizzative che producono solo tedio. Quante cose facciamo senza averne minimamente messo a fuoco il contenuto. Pensiamoci, ogni tanto.

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Alla Parola Pianeta

Quando penso alla parola “pianeta” non mi viene in mente solo l’ecosistema globale terrestre e i vari protocolli istituiti dai governi, abbastanza goffamente, per tutelarlo. Mi viene in mente un’idea più astratta, avente a che fare con una sorta di metafora: tutto ciò che mi riguarda e che non conosco.

Ogni giorno dovremmo imporci la conoscenza creativa di qualcosa che del nostro pianeta non conosciamo direttamente. Non è una banale questione di viaggi o escursioni: la maggior parte dei turisti fugge semplicemente dalla quotidianità. Si tratta invece di conoscere mondi nuovi che possono integrarsi con il nostro, come in una sorta di confederazione planetaria di fantascientifica memoria.

Un invito a partire. Senza dimenticare il pranzo…

La Rilevanza Antidemocratica dell’Irrilevante: (Breve Esternazione)

L’aggettivo irrilevante illustra molto bene la nostra civiltà contemporanea. Le informazioni che vengono vendute come cruciali e macroscopicamente degne di essere conosciute sono, in realtà, del tutto irrilevanti. Pensiamoci un secondo. Il premier dice che l’economia sta ripartendo e che bisogna essere ottimisti e volerci tanto bene. Ma cosa vi aspettavate, che, se ci fosse stato da dirlo, o da ammetterlo, avrebbe mai (potuto) affermare che siamo nel mezzo di una crisi ormai cronicizzata?

L’informazione ha solo due consegne: la prima, generare emozioni nelle persone emozionabili con poco; la seconda, sedare ogni pensiero critico e approfondito. La cultura dell’irrilevante diventa allora fondamentale. Internet non è da meno. Tutti quei “like” disseminati arbitrariamente, tutte quelle amicizie strette con perfetti sconosciuti che nulla avranno a che fare con la nostra esistenza, tutti quei tag, o hashtag, tanto per conquistare i quindici milliseconti di notorietà.

Lo diceva Battiato già nei profondi anni Ottanta. A questo punto, salverei veramente chi non ha voglia di far niente e non sa fare niente…

Tra Caos Management e Magia

mandalapentaSe chiamo “magia” tutto ciò che mi appare, più che impossibile, difficile, raro, frutto di congiunture complicate da realizzare, ecco che la stessa parola — che pure possiamo usare diffusamente nel linguaggio corrente e distratto — assume un significato sinteticamente concreto.

Facciamo un esempio. Cosa si potrebbe fare avendo a disposizione una cerchia di collaboratori perfettamente in linea con un sistema di valori, di procedure, di priorità, al punto da risultare perfettamente in grado di implementare non contrattualmente delle disposizioni che potrebbero, nella normalità, essere gestite solo attraverso complesse produzioni contrattuali, ammessa e non concessa l’oggettiva possibilità di redigerle? Riflettiamo un attimo. Questa chilometrica perifrasi che ho utilizzato potrebbe essere riassunta da un’espressione ben più corta: controllare il pensiero di un individuo. Una magia, appunto. Una cosa impossibile, che suona peraltro piuttosto incivile. Eppure, nella perifrasi che ho usato, i singoli passaggi sono teoricamente possibili. Difficili forse, rari, ma possibili.

A questa intersezione complicatissima posso dare il sintetico nome di “magia”, appunto, per concentrarmi sulla sua complessa realizzazione. Sappiate però che questa “magia”, che nelle aule di discipline economiche aziendalistiche viene riassunta in una precisa domanda — si può ingegnerizzare la cultura in un’organizzazione? — costituisce una delle chimere più ambite per qualsiasi manager. Stare in un team dove il suo pensiero possa essere seguito da tutti senza bisogno di convincimenti o spiegazioni. Dittatura? Gerarchia spinta? Certo, questi strumenti sono quelli della spicciola e bieca realtà. In un mondo che potesse in qualche misura agevolare la libera circolazione di quelle che potrei chiamare energie magiche, che non hanno nulla di soprannaturale, ma alludono alla semplificazione, alla caduta dei pregiudizi, alla crescita dell’intelligenza, dell’acume, della sensibilità, della capacità di ascolto e della creatività, ebbene, queste sequenze magiche potrebbero rendersi meno impossibili.

Nel caos del presente, il management globale dovrebbe nutrirsi di magia. Di quella magia che ho appena descritto, però, fatta di attenzione e miglioramento. In questo campo magico la (chiamiamola) trasmissione naturale del pensiero sarebbe, se non perfetta, almeno molto più probabile.

Hermes e la Radice Esoterica della Didattica Esperienziale

ermeteHermes, o Ermete, divinità greca che ha in Mercurio il suo parallelo latino, quest’ultimo condiviso con gli Etruschi da cui discende anche la donna che ho sposato, vanta un gemellaggio illustre con l’antico egizio Thot, che dunque rinsalda quel sottile percorso sotterraneo che unisce tutta quella tradizione che appunto ermetica è stata denominata alla lontanissima alchimia iniziatica dei costruttori delle piramidi.

Ebbene, quello lì, Hermes, o Thot, o Mercurio, o per gli amici Ermete, che a guardarlo sembra un supereroe, non è una figura da poco. Al contrario rappresenta un paradigma tra i più fascinosi.

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