Foglie e Poesie: Prompt e Fascinazione dall’Ottocento Letterario

C’è qualcosa di profondamente ottocentesco e poetico della parola “foglia”, basti pensare alla celeberrima raccolta Foglie d’Erba di Walt Whitman, ma anche ai grandi poeti della natura, Emerson e Thoreau. Alberi, boschi, e appunto foglie. La stessa poesia delle origini sarà molto probabilmente stata scritta su un supporto simile a una foglia. Pensiamo solo ai papiri degli scribi egizi.

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A Prescindere dalla Forma

Quanto alla poesia ne ho un concetto molto preciso, che si discosta di parecchio rispetto al senso comune, o per meglio dire alla consuetudine contemporanea.

Se oggi la poesia è concepita come “cosa che accomuna” un novero sempre troppo largo di cosiddetti scrittori — dalle adolescenti che scrivono i loro versi idioti (o peggio, banali) nei telefonini, ad attempati versificatori vincitori di concorsi, passando ora per casalinghe annoiate, ora per avanguardisti di mezza età che rifanno il verso a improbabili futurismi — per me la giusta prospettiva sta da tutt’altra parte. Dire di uno che è un poeta non significa per me un bel nulla, esattamente come non significherebbe un bel nulla dire che Johann Strauss era uno scrittore di valzer e mazurche. Johann Strauss era un musicista, punto e basta. Il fatto che scrivesse soprattutto valzer e mazurche non giustifica l’opportunità di considerare una semplicissima forma — nel nostro caso, la poesia — come una bandiera d’appartenenza, una filosofia, un partito o altre categorie che supportano l’organizzazione di premi letterari, feste, cene e manifestazioni cariche di noiosa vacuità.

Se raccolgo tutti gli oggetti di un certo colore che ho sotto mano sto forse ottenendo un insieme di oggetti che hanno in comune qualche caratteristica intellettualmente rilevante oltre l’irrilevante e certamente non intellettuale caratteristica della suddetta appartenenza cromatica? No, ovviamente. Un accendino rosso e un frullatore rosso sono due oggetti rossi e basta. Eppure la gente continua imperterrita a organizzare raduni di gente con qualcosa di verde o blu in tasca, sperando forse che questa azione dadaista possa avere un certo risultato. Per vedere, insomma, l’effetto che fa.

Quanti cosiddetti eventi culturali vengono promossi per vedere l’effetto che fa?

Chissenefrega dell’essere poeti. Chiamiamoci piuttosto intellettuali, non vi pare? Il dire qualcosa ha a che fare con l’autore, non con la forma che l’autore utilizza.

Detto questo, leggetevi il mio Anni Luce

Ritorna “Anni Luce” (edizione riveduta e ampliata)

La forma “raccolta”, e più nello specifico la raccolta di testi poetici, allude implicitamente a un remix, a una lista, quindi a una modalità che ricorda da vicino altre morfologie di altre forme d’arte: basti pensare alla musica, agli album e (soprattutto) a quelli che oggi chiamiamo concept album.

Ebbene, questa raccolta segue esattamente tale logica compositiva, specie nella sua ultimissima versione. La immagino come una sorta di antica musicassetta, da ascoltare con lo sguardo prima ancora che da leggere.

Filippo Albertin author page

La Poesia del Pipistrello

Mammiferi in Volo

In volo su tetti, ringhiere e recinti,
appeso ora a tesa corda d'acciaio e neon,
ti ho sognato, folle magister inselvatichito,
ed eri divenuto quello che forse eri,
abbandonata la veste nera per quella bianca.
L'eco delle tue parole,
ora di supplente timido e accorato,
riverberato dalle aule anch'esse imbiancate
risuonava, dolce dono all'alunno,
debole e biascicato
lungo l'infinito labirinto e atrio vuoto,
mentre riprendevo a volare
come facciamo tra un balzo e l'altro
noi pipistrelli di questa notte.