Primo Dicembre 2017 Porto Astra Padova – Lucio e Lucio Tribute con Filippo Albertin, Ester Viviani & Much More

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Getting Lost in the Magic of Maps: Three Stories

Un articolo a dir poco illuminante, pubblicato dal più rappresentativo “hub culturale” legato alla prassi del blogging. Pure io ho parlato diffusamente (non chiedetemi dove) di mappe e creatività, o di mappe e ispirazione. Devo tener presente questo acuto compendio di fonti e idee.

Discover

We often think of maps as utilitarian tools that help us get from A to B without too many detours. For many a cartophile, however, they’re at once a beautiful object, an inspiration for storytelling and adventure, and the product of incredible craft and care. Here are three stories from the Discover archives exploring the power of maps.


Adrian Daub, “Here at the End of All Things”

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In his recent Longreads essay, Adrian Daub weaves together the history of fantasy maps — the kind you encounter in Lord of the Rings and the Song of Ice and Fire series — with the personal story of growing up as a map-obsessed Dungeons & Dragons geek in 1980s Germany.

They were all around us growing up, stitched into the texture of adolescence: a…

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Sutra del Radical Creative Problem Solving (RCPS): Introduzione Politica

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Cosa manca alla modernità? Semplice: manca un’ideologia che sostituisca le passate ideologie. Perché dico questo? Ancora più semplice: perché le ideologie oggi imperanti o sono obsolete, o si riducono a un dilagante populismo qualunquista. (Faccio presente che il miliardario Donald Trump è stato votato soprattutto da operai.)

Cosa c’entra questo con la creatività? C’entra, c’entra eccome, ma lo spiegherò più avanti. Mi manca infatti un tassello fondamentale da spiegare subito. Restiamo sull’ideologia, perché l’ideologia è importante, e la ragione è tanto banale e sotto i nostri occhi, quanto invisibile ai più.

I partiti del passato italico, quelli cioè che attraverso il compromesso democratico hanno dominato l’Italia per anni, nella più inossidabile coesione istituzionale, si basavano su solide e chiarissime ideologie. Da un lato il PCI col suo marxismo scientifico, dall’altro la DC con la presenza di un campanile in ogni città o borgo italiano, e attorno forze più classiche, come quelle liberali, o autoritarie, ma piegate alla democrazia, come quelle affini al MSI. In ogni caso, campi ideologici chiari, netti, elettoralmente inequivocabili.

Oggi invece che succede? Dopo il ventennio sostanzialmente berlusconiano, che di fatto ha continuato le politiche del già nebuloso PSI e dei suoi intrallazzi, ci troviamo in uno scenario completamente atomizzato e privo di punti di riferimento. L’estrema destra è ormai rappresentata da pulsioni viscerali, populiste, antieuropeiste, razziste, qualunquiste, del tutto sconnesse da qualsivoglia dettato ideologico. L’estrema sinistra ripete schemi certamente validi a livello di lavoro operaio salariato, ma non più riconoscibili dalle masse che avanzano. Il centro sinistra, peraltro ai suoi minimi storici, passa da una scissione a un ricompattamento per pure ragioni di calcolo elettorale. Il centro destra invoca numi tutelari liberali e liberisti, che però sembrano ormai aver conquistato tutti i partiti oltre il dieci percento o forse meno. Quanto a movimenti cosiddetti “dal basso”, come quello dei pentastellati, mi pare che dal dire al fare ci sia un oceano che ormai ha inondato ogni possibile loro credibilità operativa, quale che sia la loro buona fede.

Nessuna chiarezza, programmi claudicanti, errori su errori (quell’algoritmo della Buona Scuola!), e nel frattempo la corruzione avanza, le giovani generazioni fuggono dal paese e l’astensionismo tocca percentuali a dir poco impensabili. Insomma, una democrazia che ormai procede per inerzia. E tutto questo perché? Per molte ragioni, certo. Ma soprattutto per una…

La totale mancanza di un modello di pensiero adeguato al presente che veicoli la creazione di un partito forte, maggioritario, coeso all’interno delle sue dirigenze e all’esterno nel suo elettorato, capace di restituire un progetto ragionevole e comprensibile.

Le parole dei cosiddetti leader sono semplicemente dei diversivi. Non ci sono progetti a lungo termine, ma solo manovre di guerriglia, per spuntare singole poltrone e mantenere qualche avamposto di potere da spartire con qualche amico.

Ma attenzione. Il caos politico è specchio del caos sociale, di un mondo in cui non esiste più alcuna coesione. La base della piramide è in lotta con sé stessa, la parte intermedia la tiene a bada attraverso clientelismi e costosissime burocrazie, e intanto la punta sguazza nel caviale e nello champagne.

Se l’unico modello di pensiero valido — quello creativo e laterale — non sarà implementato come linguaggio operativo obbligatorio del lavoro di rete, e se il lavoro di rete non ricomincerà ad essere svolto tramite rapporti diretti, fatti di conoscenza approfondita e fiducia, nessun progresso potrà essere oggettivamente misurato come stabile e coerente.

A questo modello ho dato un nome: Radical Creative Problem Solving (RCPS), un codice che aggiunga al concetto di creatività quello di radicalismo. Ma non il radicalismo dell’estremismo. No, il radicalismo delle conseguenze di un esercizio costante della creatività.

 

Una Difesa dell’Esoterismo

tetragramma unoLe masse indifferenziate, nutrite a complottismo e ad annacquati romanzetti su sette segrete e poteri forti (parlo ovviamente di Dan Brown, e non certamente di Umberto Eco, che nel capolavoro Il Pendolo di Foucault illustra anzi alla perfezione quanto l’esoterismo, masticato ovvero deformato dall’umana mediocrità, possa generare mostri o più frequentemente farse demenziali), di fronte all’idea che possano esistere forze occulte in grado di collocare uomini ai vertici del potere si indignano, si agitanto, fanno baccano.

Forze occulte? L’espressione mi suona curiosa, o meglio mi suona curioso lo stupore che la accompagna. E la ragione è banale: noi siamo circondati da forze effettivamente occulte, che si chiamano partiti politici, organizzazioni che non solo fanno esattamente la stessa cosa, ma la spacciano per pubblica e trasparente attraverso l’azione sedativa del bombardamento mediatico.

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Forse che i partiti sono meno pervasivi a livello nazionale e internazionale, meno organizzati in distretti territoriali, meno gerarchici della Massoneria? Con questo non voglio parlare male della forma partitica, e ci mancherebbe. Ma quanto alla fenomenologia partitica, qualche parola sarebbe da spendere. Sono forse pubbliche le trattative per la scelta del nome di un sindaco o di un ministro? Non credo proprio. I partiti, semplicemente, sono più furbi, perché sanno che all’onesto silenzio di chi parla poco e fa tanto le masse bovine preferiscono il bifrontismo, la parola spesa (o meglio sparata) ai soli fini elettorali, lo slogan che, illuminato dal sole accecante dell’emittenza televisiva, produce quella lunga linea d’ombra che nasconde ciò che la politica è veramente: una congregazione più che segreta di personaggi quasi sempre mediocri. Hanno capito, cioè, come ragiona o sragiona l’italiano medio.

Insomma, i partiti politici, specie se graditi all’elettorato, altro non sono che tante società de facto segrete, con una facciata pubblica che giornalmente si permette di smentire la parte secretata. La storia — Mani Pulite docet — ci dice chiaramente che la loro azione ha fatto danni la cui somma supera di gran lunga quella a carico di tentati golpe e cricche di finanzieri che l’immaginario pubblico ha sempre visto come incappucciati. Per anni sono riusciti a incamerare rimborsi ingiustificati, mazzette, tangenti, alimentando un sistema — quello sì, occulto, ma oltre che occulto vergognoso — di raccomandazioni, nepotismi, incarichi antimeritocratici, compravendita di posti statali in cambio di voti, e chi più ne ha più ne metta. Ma non solo: una volta spazzati via dalla giustizia, si sono ricostituiti con altri nomi, tornando al potere e consegnandoci un paese devastato dalla disuguaglianza, dalla crisi economica, dalla fuga dei giovani e da un debito pubblico che per un abbondante ventennio ha riempito le loro tasche e mantenuto le loro aziende private e le loro banche.

Altro che messe nere…

Tornando alla già (ovviamente) citata Massoneria, c’è da dire che essa è oggi semplicemente l’associazione (chiamiamola) segreta (pur essendolo fino a un certo punto) più radicata a livello storico e percettivo. Storico, perché ha trecento anni sulle spalle. Percettivo, perché nel bene e nel male la vicenda di Propaganda Due — che, ci tengo a precisarlo, sarebbe tranquillamente potuta derivare da rami impazziti del Rotary o di Confindustria — unita alla parte strettamente rituale ed esoterica, che incuriosisce per forza di cose (come le sale a luci rosse negli anni Settanta), ha prodotto una miscela esplosiva di confusione, imprecisione e scarsità di acume interpretativo.

L’esoterismo può portare al successo? Non saprei. Forse sì, nella misura in cui l’esoterismo possa costituire un interesse forte collegabile attraverso un percorso razionale (ebbene sì, razionale, perché l’esoterismo è un’Arte, e non vi è nulla di irrazionale nel pensare in senso artistico, anzi…) al miglioramento di sé stessi e del mondo che ci circonda. Ma tante altre pratiche allora possono portare al miglioramento e dunque al successo: l’inglese, il management, la palestra… In generale è l’uomo e il contesto che lo circonda a portare al successo. Ho saputo di parecchi politici che si sono affiliati ad una loggia di liberi muratori per scopi non strettamente esoterici (vedasi quanto detto sui partiti) e ne sono rapidamente usciti, in tutta evidenza delusi. Se è per questo ho visto un aspirante sindaco di Padova frequentare assiduamente le riunioni dei Lions, senza per questo riuscire ad essere eletto.

La verità è che il nostro mondo è complesso. Molte forze sono in lotta tra loro. Nuovi imperi, nuove aggregazioni, nuove accumulazioni di potere. Cosa sono in fondo le cooperative, i circuiti sportivi e culturali (con le loro tessere e le loro eloquenti partnership), le già citate organizzazioni internazionali che operano attraverso lo strumento del club e del distretto territoriale, ma anche le singole aziende con oltre cento dipendenti, le emanazioni di questa o quella multinazionale, nonché le fondazioni bancarie e certe associazioni di categoria, se non nuove forme di logge massoniche semplicemente private della parte esoterica? Fino a prova contraria, l’unità d’Italia — piaccia o meno — è un fatto massonico francese e torinese. Se dobbiamo imputare un reato alla Massoneria, questo reato è la nazione stessa. Se dobbiamo tributare un merito ai partiti politici, questo merito è la sua distruzione.

Da questo punto di vista, cioè alla luce di questo caos che in troppi chiamano trasparenza, l’esoterismo massonico puro, la ritualità, il simbolo, la ricerca del sé attraverso la silenziosa e profonda riflessione su forme e idee, geometrie e concetti, mi appaiono come unici e trasparenti affluenti del fiume ideale che possiamo chiamare fratellanza o libertà.

Isole e Senso

Lo sappiamo. Viviamo in un’epoca che ha fondamentalmente abdicato ad ogni forma di riflessione culturale profonda. Ma non è di questo che voglio parlare. Basta lamentele, almeno per ora. Ciò di cui voglio parlare ha a che fare con l’alternativa possibile.

Di isole si è parlato spesso: un’isola felice, l’isola che non c’è, l’isola dei pirati; la metafora è abbastanza eloquente e diffusa: quella di uno spazio terrestre limitato, isolato e racchiuso nella sua identità da un elemento acquatico. Uno spazio che conserva e memorizza.

Ebbene, io ritengo che la forma privilegiata dell’alternativa sia appunto quella insulare. Sono in fondo seguaci di questa idea gli hacker che digitalizzano la cultura cartacea del passato, assumendo il ruolo di moderni amanuensi, scribi pazienti e ispirato di un sapere che la terraferma sembra dimenticare.

La dimensione dell’isola vive potenzialmente in collane letterarie, o filoni, o misconosciuti portali di neofiti, e via discorrendo lungo le possibili direttrici dell’originalità e dell’attenzione.

Nel mio caso, una delle impostazioni più necessarie per proporre il mio mondo culturale in forma di isola è esprimibile in una perifrasi.

Guardare al passato con gli occhi del presente significa deformarlo, e in definitiva dimenticarlo. Al contrario, dobbiamo sforzarci di contemplare i ritmi della storia riproducendo lo sguardo di chi li contemplava all’epoca. Solo così avremo modo di comprenderli, e dunque di renderli sensati nel presente.

Primo Incontro Corso Laboratorio di Tastiere e Songwriting a Vicenza

Vi aspetto al primo incontro di questo laboratorio che ho progettato insieme agli amici del Centro Giovanile Tecchio di Vicenza. Un ciclo di incontri per esprimersi attraverso l’arte della parola e della musica…

Filippo Albertin

Come annunciato nella serata di presentazione, in partenza mercoledì 8 febbraio 2017 il corso di tastiere e songwriting in collaborazione con il Centro Giovanile Tecchio di Vicenza.

Il corso “laboratorio” si svolge nel pomeriggio del mercoledì (due cicli, dalle 15.30 o dalle 17.00, per la durata di circa 70-75 minuti a incontro) per la durata di 10 incontri. Ricordo che i posti sono limitati. Il costo complessivo per tutti gli incontri (750 ore circa) è di euro 120. Per informazioni e iscrizioni potete rivolgervi direttamente al docente, meglio se via posta elettronica, oppure tramite cellulare (meglio SMS o WhatsApp).

Prof. Filippo Albertin: 350.5112899 | filippoalbertin@gmail.com

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