Essere Blogger

Tornando alle origini

Bloggo — o “scrivo in un blog” che dir si voglia — esattamente da quando esistono i blog. Un’affermazione che la dice lunga. Il mio blog di turno mi appare oggi come un’entità quasi mitica, spostata di volta in volta da una piattaforma all’altra a seconda delle esigenze estetiche e logistiche che di volta in volta affioravano lungo le evoluzioni del web.

Perché parlo di blogging? Semplice: perché il social networking, almeno qui in Italia, sembra aver disintegrato quel tipo di comunicazione diffusa in rete (chiamiamola così), all’epoca considerabile come sorta di standard. Una forma di comunicazione che però io difendo e vorrei riproporre, rilanciare, promuovere…

Cosa significa, per me, scrivere in un blog? Partendo dal fatto che un blog è (o dovrebbe essere) un sito in forma di diario, penso che il suo valore aggiunto si identifichi nella sua sovrapponibilità rispetto all’esistenza dell’autore. In altre parole, l’efficacia di un blog sta esattamente in questo: l’informazione tramite compilazione quotidiana. Se ci pensiamo, la parola giornalismo — e il blogging delle origini era pieno zeppo di giornalismo e giornalisti più o meno professionisti — è in fondo a sua volta sovrapponibile con l’inglese journalism, cioè journal, cioè diario. Da qui possiamo dedurre una definizione:

Un blog altro non è che un diario ipertestuale, con possibile aggiunta di elementi multimediali. Compito del blogger è di esprimere qualcosa tramite tre modalità integrate: scrittura in senso lato, collegamenti ipertestuali e materiali multimediali.

Partendo da questa definizione credo non si possa evitare un suo corollario:

Un blog (fatto come si deve) deve porsi come espressione fortemente autoriale, dove per autore intendiamo non solo un individuo che esprime qualcosa in prima persona, ma anche e soprattutto un compositore di forme e contenuti con una voce esteticamente, stilisticamente e creativamente riconoscibile.

Alla luce di quanto detto, credo che almeno un buon 99% delle cose che oggi vengono pubblicizzate come blogging, banalmente, siano tutt’altro, per il fatto che non sono scritte da blogger, ma da testimonial. Vale a dire: da soggetti che non hanno né il tempo, né le competenze, né l’attitudine di sedersi davanti a un foglio bianco — elettronico o cartaceo che sia — per fissare in modo autoriale idee e concetti.

Essere blogger secondo me medesimo

Possiamo individuare alcune caratteristiche del blogging nudo e puro? Secondo me si. In questa sezione elencherò tali caratteristiche — ne ho contate solo cinque — in ordine rigorosamente sparso.

  • Indie mode — Un blogger autentico è essenzialmente indipendente. Può essere sponsorizzato da qualcuno? Sì, ma il gioco deve essere molto strettamente confinato ai suoi interessi. Cosa rara. In generale il blogger dovrebbe rappresentare solo sé stesso.
  • Interazione, non gradimento — Il valore di un blog non sta nei suoi “like”, ma nella quantità di interazioni e relazioni che produce (meglio se con altri blogger).
  • Senza filtro — Un blog è comunicazione diretta con un generico pubblico, da parte di un autore. La pregevolezza di un blog sta nella capacità di dialogare senza filtri, né censure, né dictat.
  • Journaling — Un blog è un diario. Può assumere via via la forma di una fanzine, ma non dovrebbe mai diventare un rotocalco online, o un giornale, o peggio ancora una rivista.
  • Iper-scrittura — Un blog è ipertestuale per definizione. Quindi l’autore non è un semplice scrittore, ma anche un selezionatore e commentatore di frammenti di informazione trovati nella grande rete.

To be continued…

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